La medievale historia de’ le carte de’ tarocchi
Lo due di bastoni


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Mostran incerto e bastonato passo,
Facendo usbergo sol di una casacca.
“Unica giusta, altre contan casso!”
Ma intanto lor di homo sanno un’acca.

Meccanica vital è cosa ignota;
Qual salgariana giungla d’equatore.
“Non serve che con scienza io vi scota
Gettate ante ai baston il vostro core!”

“Il muscolar tessuto infine è polpa,
E dove carne c’è, c’è pure l’osso.
D’altre nozion non fatene una colpa,
Che tosto anatomia leviam di dosso.”

Podalica spiral è altra fenice.
“Vì è solo un gran cretin che ancor ne parla,
Giammai ascoltate voi ciò ch’egli dice,
Pendete da mie labbra, ch’io non ciarla!”

Bacchetta, bastoncin, infin racchetta,
Tutto va ben, se intanto si fa folla.
“Lunghezza non ci cale se imperfetta:
Goder la frotta è sola nostra volla!”

Solenni incedon quasi come duce,
Su sganghero sentier, giammai su pista.
“Create dietro a voi cotanta luce,
Come Dio fece ed anche elettricista!”

“Sol ferro, sia ben chiaro, mai col tacco.
Fuggite dal condomico gommone,
Che a tecnica non giova, poffarbacco,
Gran ciancia è che chi l’usa oggi è campione!”

Un paio di consessi e studio è fatto;
Ben poco da capir, sì corso vola.
Ma qual fortuna, ché in lacustre anfratto,
Proposerci una vita in campo scola.

Per tutti v’è diploma corniciato,
Sol dazio è lo saldare guiderdone.
Con braccio mollo e gomito piegato,
Or mandria è tosto pronta ad escursione.

Che monte salga o scenda poco importa:
“Mission per noi è l’essere in natura,
Recate pur su spalle vostra sporta,
Che val di più la soma, che postura.”

Nessun conduce il pavido drappello,
Chi corto, all’ambio, sghembo, ancora zoppo,
“Motorio schema è solo antico orpello,
Venuti siam per abbracciare pioppo!”

Recan a mirar d’uccello tana,
E dell’autunno cromico foliaggio;
Qualor terren malleolo sputtana,
S’inventan destri in arte di massaggio.

Far gara, raccomandan, è da vile.
“C’entra con Nordic come maschio fallo!
Più giusto è tenzonare sullo stile,
Qual prova di dressaggio di cavallo!”

“A un salutare e bastonato sporte,
Tisana, gruppo, ciarla, questo vale,
Cronometro è fetor, fetor di morte;
Al rogo chi s’affigge pettorale!”

“Guardate con orror, con gran disprezzo,
Due dame, qual infame contrappasso,
Che ciancian di mondiali da gran pezzo,
L’una non alta, l’altra persin Basso!”

Scoprendo poi gli scaltri che far gara,
Baiocco fresco arreca e allievo novo,
Annuncian lor tenzon con gran cagnara,
E regole trovate in pasqual ovo.

“Nostro cimento è unico ufficiale,
E in pista messo abbiam saggio guardiano,
Che immantinente snida il marciar male,
A men che indossi simbolo nostrano.”

Qualor ultima speme ormai sepolta,
Che allievo apprenda il dominar bastone,
Azzardan, per non perdere l’ascolta,
Danzare, bastonando una canzone.

Tra valzer, tango, polka e boogie woogie,
S’agitan membra e glutei tra i più antichi.
Li trovi nelle piazze, nei pertughi,
Che c’entra con cammin, tu me lo dichi?

Baston diviene allor sol occasione,
Per cricca alcune volte frequentare,
Qual cane, che costringe suo padrone,
A uscir di casa, ché deve pisciare.

Ma massima libidine alla rima,
È fresco e neo creato caporione,
Che andato per donar lezione prima,
Senz’aste nuovo nordicar propone.

Il misero non sa che suo tutore,
Lo fece cicisbeo per portar grano,
Pensando che chi doce con rigore,
È vecchio e ancor inutil talebano.

Quattrino, di quei dessi unico amico,
Giullare via seguiron pur di averti:
Chiosare assai, senza capire un fico,
Tra buffe pose e strambi passi incerti.

Godere meritata la pensione,
È gran ventura in simile scenare,
Che zotici a bizzeffe ormai propone,
Che tutto sanno e nulla han d’imparare.

Meschini voi che foste in quel girone,
Sui deschi pane voi recaste a fette.
E per finir figura da coglione,
Or si fa selfie: “su tutti le bacchette!”



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