Cinque volte campioni del mondo
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Giorno 1
Il parcheggio della nostra nuova casa finlandese è invaso da piccoli frutti.
Assomigliano alle minuscole mele che gli allevatori di oche danno in
pasto ai loro pennuti, i quali, deglutendole intere, tengono bene
dilatato il gargarozzo e rendono più semplice quella manovra un po’
cruenta, chiamata “gavage”, attraverso la quale le oche vengono
ingozzate di cibo, trasformando così il loro fegato in fois gras.
Per partecipare al campionato mondiale di Nordic Walking 2026, indetto
dalla International Nordic Walking Federation, siamo tornati per la
terza volta a Lahti, ad un centinaio di chilometri dalla capitale
Helsinki e, dopo un lungo viaggio, stiamo prendendo possesso del
piccolo appartamento che abbiamo affittato su Airbnb.
Un posto tranquillo, appartato, lontano dal caos dell’albergo dove
risiede la maggior parte degli atleti; sono quasi tutti lì, tranne
quelli che riescono ad andare e venire da casa per partecipare alle
gare, che non sono pochi dato che la rappresentativa finlandese è
aumentata numericamente.
Altrettanto si sono ingranditi e ringiovaniti altri team, che si
presentano decisamente più in forze rispetto alle edizioni precedenti,
come i lettoni, gli spagnoli, i lituani, i sud africani, gli estoni, i
britannici, i serbi, i kazaki, gli statunitensi, i cinesi.
Conosciamo la città, conosciamo il Lahden Urheilukeskus, il centro
sportivo dove si svolgeranno le gare, famoso nel mondo per i suoi
trampolini olimpici di salto con gli sci, conosciamo le sue piste
tutt’altro che facili e sappiamo bene come e dove si svolgeranno tutti
gli eventi di questo campionato mondiale; siamo tranquilli come se
fossimo a casa, ma anche emozionati perché l’avvenimento clou dell’anno
sta finalmente per cominciare.
La giornata di trasferta è stata lunga, così il giovane padrone di casa
ci indica un locale vicino dove cenare, per evitare di spignattare
almeno stasera.
Sa che siamo lì per partecipare ai mondiali e quindi ci manda in un pub
“frequentato dagli sportivi”; passeremo la serata in un fast food con i
maxischermi dedicati all’hockey su ghiaccio che, da quelle parti,
insieme a sci di fondo e salto con gli sci, è molto più amato e seguito
del calcio.
Girano enormi pinte di birra ed a noi arriva un panino con hamburger
alto venti centimetri, tenuto insieme, anziché dal solito stecchino di
legno, da un coltello da carne altrettanto lungo ed infilzato in
verticale.
I tifosi dell’hockey finlandese, evidentemente, hanno una fame robusta.
Bene nutriti si va a nanna.
Giorno 2
Le ragazze hanno già cambiato umore: oggi saranno impegnate nella
ricognizione del tracciato e sperano di non trovare sorprese rispetto
all’anno scorso.
Si comincia a sentire la tensione nell’aria.
Quella che doveva essere una mattinata in pista e un pomeriggio di
tranquillità per iniziare a trovare la concentrazione, si trasforma in
una intera giornata in pista per verificare ogni metro del tracciato ed
imprimerlo nella mente, onde avere chiaro come dove e quando andare
all’attacco.
Nuovi e vecchi amici da tutto il mondo cominciano ad affollare il
centro sportivo; strette di mano, abbracci ed il piacere di
reincontrarsi una volta ancora, avversari, ma compagni di una vita di
sport.
Sta per calare la sera quando decidiamo di andare a piedi fino al
centro commerciale, per fare provviste per la cena e per fare quattro
passi in scioltezza, giusto per rilassare un po’ la mente e la
muscolatura dopo la lunga sessione di ricognizione, che è stata più
faticosa e più snervante del previsto.
Però le ragazze non spiccicano parola per la strada, chiuse nei loro
pensieri; la cosa mi preoccupa, perché la concentrazione va bene, ma
l’ansia assolutamente no, considerando soprattutto che la gara sarà il
giorno successivo alle 18 e quasi ventiquattro ore di ansia possono
logorare.
C’è un ristorante messicano nel centro commerciale.
Detto fatto: mi siedo, faccio sedere le ragazze e ordino tacos e
filetti di pollo grigliati; carboidrati e carne bianca che vanno benone
dopo una giornata di sport, mentre i sombreros appesi al soffitto e le
luci colorate sono un toccasana per distrarre e rilassare lo spirito.
Torniamo a casa.
Per la strada le ragazze ridono e parlano della gara con un sorriso,
però sento che indicano con accuratezza le mosse che intendono fare e
si scambiano opinioni sui punti più ostici del terreno.
Cammino in silenzio dietro di loro; le lascio parlare e non intervengo,
ma adesso so che, anche nello spirito, le mie due formula uno sono
pronte a scatenarsi in pista.
La preparazione al mondiale, cominciata duecentottantaquattro giorni
fa, il 1° dicembre 2025 e proseguita con un preciso e pianificato
programma di preparazione tecnica e psicofisica, decisamente è
terminata.
Siamo ventiquattro ore in anticipo, anzi diciamo ventuno, perché ormai si è fatta sera.
Attento mondo: arrivano le italiane.
Giorno 3
Fuoco alle polveri; alla cerimonia di apertura, sempre bella, sempre toccante, sfilano venticinque bandiere nazionali.
Siamo solo in tre a seguire il tricolore: Dani, Raffa ed io, ma non è
una novità; il Nordic Walking Como International Agonistic Team ha già
più volte difeso il tricolore con onore e tutto da solo.
Alle 18.00 scatta la 5.000 metri a cronometro individuale; centottantotto atleti da lanciare, uno ogni quindici secondi…
Ci vogliono più di quarantacinque minuti affinché partano tutti;
l’attesa è snervante: Raffa parte a metà gruppo, Dani quasi in fondo.
Ma le ragazze sono brave; un anno di mental coaching le aiuta a trasformare l’attesa in energia: partono come furie.
Raffa andrà a cogliere il bronzo, facendomi venire un mezzo infarto
perché il tabellone la mostra in costante recupero sulle prime lungo il
tracciato mentre io, col cronometro in mano sudo freddo, aspetto e
spero.
Alla fine sarà a soli sei secondi dall’argento.
Dani all’inizio sembra essere seconda dietro una sconosciuta finnica,
ma i tempi della prima sono assurdamente bassi: qualcosa non funziona.
Scopriremo poi che questi tempi appartengono ad una atleta nelle
retrovie che è stata squalificata e, per un attimo, il PC dei
cronometristi ha confuso il tempo della squalifica con quello del
taglio del traguardo.
E Dani vola così a prendersi il suo quarto titolo mondiale.
Si è fatto tardi e torniamo a casa velocemente; la mente è già sulla gara di domani.
Il padrone di casa, gentilmente, ci ha portato delle coperte
supplementari perché, dopo due mesi passati a casa con un’estate
torrida come mai si vedeva da decenni, trovarsi dopo tre ore di volo
alle temperature finlandesi di fine estate fa un certo effetto.
Mangiamo leggero e filiamo a nanna in silenzio e ben raggomitolati
nelle coperte; per le chiacchiere avremo tempo un altro giorno.
Giorno 4
Incredibilmente il cielo è blu; neppure sembra di essere in Finlandia.
Alle 10.00 parte la 10.000 metri, questa volta con mass start, quindi si va via tutti insieme.
Ancora una volta Dani fila diritto al traguardo, verso il suo titolo mondiale numero cinque.
Raffa, un po’ ostacolata dal gruppone in partenza, si destreggia
un’altra volta in una gara di recupero, ma stavolta non ce la fa a
conquistare il podio.
Sono trentotto i secondi che la separano da una possibile medaglia di
bronzo, ma il tempo finale è eccellente e dimostra una crescita
notevole dell’atleta; questo convincerà la Raffa di avere fatto una
gara molto buona e la ripagherà del rammarico per la medaglia di legno,
che non è mai bella per uno sportivo.
Al pomeriggio seguono le premiazioni; il tricolore sventola due volte
sul gradino più alto del podio e una volta su quello più basso.
Il team italiano va a conquistare, con due sole atlete, il nono posto
del medagliere globale, con davanti squadre numerose e tanti
professionisti o ex tali.
Tanti, tanti avversari notano questa particolarità ed applaudono Dani e Raffa come se fossero delle loro.
Tra i numerosi sponsor della manifestazione, su tutta la comunicazione
relativa alla gara dei 5.000 metri campeggia il marchio di un
italianissimo produttore di pasta, che probabilmente mai penserebbe nel
proprio paese di sponsorizzare uno sport che, per motivi di cassetta,
viene proposto come una specie di camminata dolce in mezzo al prato per
vecchietti e malaticci, ma mette invece a disposizione con piacere e da
diversi anni il proprio nome, i propri prodotti ed il proprio denaro
laddove vede uno sport competitivo, elevato ai massimi livelli mondiali
e praticato da atleti di grido.
Capita allora che alla Dani sul podio, oltre alla magnifica medaglia
d’oro, venga donato un grande pacco contenente diverse confezioni di
pasta, con alcuni barattoli di sugo già pronto.
Lei, già felice per la medaglia, fa un altro grande sorriso, dice un
grazie, un thank you e un kiitos mentre riceve un dono che la
stragrande maggioranza degli astanti avrebbe voluto per sé, perché se
per noi italiani la pasta fa parte del quotidiano, per loro sarebbe
stato invece un premio ambitissimo.
Il pacco sponsorizzato fa effetto: ora di sera alla Raffa è venuta
voglia di pasta e così il cuoco ufficiale (io…) prepara i fusilli con
il sugo al pomodoro del barattolo.
La serata finisce con una Raffa tutta contenta, mentre io e Dani
insistiamo a dire che a casa, con uno spicchio di aglio rosso di
Sulmona, qualche pomodorino di Pachino, un po’ di capperi di
Pantelleria, magari un peperoncino di Soverato, un filo di olio umbro e
del Parmigiano Reggiano, il cuoco ufficiale del team (che poi è anche
il cuoco ufficiale quando siamo a casa…) avrebbe preparato qualcosa di
certamente più gustoso.
Ma l’ebbrezza per un piatto di pasta all’estero fa superare le finezze
da Masterchef e alla fine, complice qualche lattina di Lapiin Kulta, la
birra locale, andiamo a nanna felici e ridendo, consci di avere fatto
bene e dato il meglio di noi.
Il resto della pasta e dei sughi già pronti li regaleremo al padrone di casa, in cambio della sua ospitalità.
Giorno 5
Cerimonia di chiusura; c’è sempre un po’ di malinconia nel vedere che
tutto è già finito, nel vedere gli addetti che smontano le piste, nel
vedere ammainare le bandiere, nell’udire l’inno nazionale finlandese,
oltremodo solenne.
Il Presidente della International Nordic Walking Federation ringrazia
tutti e dichiara ufficialmente chiusi i campionati mondiali 2026.
Tempo di fare le valigie; siamo consci che il lavoro svolto in un anno
in vista di queste giornate mondiali è stato finalizzato al meglio e
nulla è stato tralasciato: preparazione tecnica, preparazione fisica,
preparazione biomeccanica, mental coaching, motor imagery, chrono motor
imagery, selezione ed aggiornamento dei materiali.
Tutto ha avuto il suo peso e tutto ha contribuito al risultato; tra
poco, a casa, potremo ricominciare a lavorare per l’annata 2027.
Nuovi abbracci, nuove strette di mano e occhiate silenziose che
trasudano la speranza di poterci rivedere ancora una volta, perché gli
anni passano e il mondo pare impazzito.
In fondo, ritrovarsi ancora nel 2027, sani ed in un mondo pacifico,
sarebbe il premio più bello e più gradito per tutti, vincitori e vinti.
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