Gareggiando nella tana del lupo


Giorgio Rizzi



E’ stato un inverno pazzo e lungo, non solo meteorologicamente parlando…

Magagne fisiche e ogni altro tipo di problema ci hanno impedito di allenarci, di gareggiare, di essere presenti alla consueta inaugurazione della stagione ufficiale internazionale a metà marzo.
E’ stato un inverno pazzo e lungo…
E allora, giusto per partire con il botto, abbiamo deciso di cominciare la stagione agonistica 2016 andando a gareggiare nella tana del lupo, direttamente in casa del cinque volte Campione del mondo, dove tutti vengono a misurarsi con colui che internazionalmente è riconosciuto come il numero uno in assoluto, fatti salvi i pareri di alcune sterili sacche di resistenza autodeterminata ed autogestita, che invocano la loro unicità e perfezione in barba al resto del mondo, che va in tutt’altra direzione.

Come possa un paesetto con 675 anime dichiarate all’anagrafe organizzare un evento agonistico dove vengono i migliori al mondo e poi fornire un buffet di birra e torte tale da soddisfare un numero di stomaci pari ad almeno il triplo delle persone qui residenti, francamente non lo so, ma evidentemente in questa nazione il Nordic Walking Agonistico Ufficiale Internazionale è considerato qualcosa per cui vale la pena di attivarsi e non servono chissà quali acrobazie burocratiche e amministrative per organizzare qualcosa di bello.
Incredibile ma vero, non ci sono neppure coloro che ti mettono i bastoni tra le ruote, spesso proprio quelli che svolgono la tua stessa attività e il tuo stesso sport, che pensano che le cose, o le fanno loro, o meglio che non le faccia nessuno.

Il tracciato è bello e selettivo; si parte in salita, una salita che taglia gambe e respiro; è il sabato santo e ieri Qualcuno ha fatto di peggio, con una croce sulle spalle, quindi non lamentiamoci troppo.
Questi tedeschi sembrano imbattibili e vanno su per il salitone con grande ritmo; denti serrati per non farsi distaccare, costi quel che costi e finalmente arriva la cima e il percorso fila via in pianura con un po’ di sterrato.
E poi ecco l’asfalto; qua si comincia davvero a fare Nordic Walking.
Rapido cambio e gommini innestati; adesso non si bara più, perché da qui in avanti non si potranno nascondere le lacune stilistiche tra le asperità o le pendenze del terreno.
L’asfalto è roba da tecnici sopraffini, non da mezze cartucce.

Improvvisamente i tedeschi non sembrano più così imbattibili, non tutti, almeno, mentre allungo deciso affidandomi esclusivamente alla tecnica, visto che di allenamento non ne ho.
Davanti ho quattro o cinque mostri sacri, di quelli con più oro addosso delle casseforti del Titanic, ma dietro si fa il vuoto.
La tecnica paga sempre, dicano quel che vogliono e il vero Nordic Walking Agonistico si fa in pianura, su asfalto e con i bastoni gommati.
Per gli amanti della montagna e dei terreni naturali ci sono altre splendide specialità bastonate, quali il Nordic Hill Walking e il Nordic Walking Cross.
Ognuno si adatta all’orografia dei propri terreni, basta che scelga il nome giusto dello sport che pratica e che insegna a praticare.

Si va via veloci con davanti i migliori al mondo, mentre quelli che guardano e giudicano a lato pista, o seguendoti sulle bici, non sono personaggi mutuati da altri sport, ma gente che i bastoni li ha visti a colazione, pranzo e cena per decenni.
Sono grandi esperti, non figuranti messi lì ad arte per dare un’aura di legalità alla gara.

C’è un avversario che mi segue, viene sotto veloce, ma fa la più grande scemenza che si possa fare in gara: usa puntali metallici sull’asfalto e il suono dei suoi bastoni mi giunge forte e chiaro.
Anni e anni di agonismo e migliaia di ore passate ad insegnare Nordic Walking mi hanno abituato a giudicare il “canto” del bastone e a valutare avversari e allievi senza neppure bisogno di guardarli.
Lui ha il braccio destro ancora tonico, ma il sinistro è stanco e troppo piegato; allungo le orecchie e percepisco il conseguente ciacchete ciacchete del piede che spiattella invece di rullare correttamente.
Sento che frena a ogni passo e non mi giro a guardarlo: sarebbe un segno di debolezza e di paura nei suoi confronti.
Bastano le note emesse dai suoi puntali per capire che di birra non ne ha più molta.
Ascolto i suoi bastoni e sorrido della sua ingenuità: di certo non ha avuto un allenatore di quelli che hanno vissuto il parterre agonistico per tanti anni.
Magari lui è prestante e fisicamente a posto, ma chi lo ha preparato non aveva esperienza.
Magari il suo allenatore è uno dei tanti che, visto che l’agonismo faceva cassa, pur di non perdere la sua fetta di torta si è improvvisato mega gran magister, super gran mogol e gran dixan della galassia, ma in realtà allo start di una gara vera non c’è mai stato.
In certi paesi è la regola; altrove capita meno, quasi mai, ma comunque qualche volta capita.
Lascio venire sotto il mio avversario, che si gasi per bene vedendo che cedo e sfrutti le energie residue per avvicinarmi; rallento un po’ per economizzare e essere pronto ad andarmene quando sarà il momento più opportuno.
Il suo ticchete e tacchete sull’asfalto diventa sempre più asimmetrico e io rallento ancora, fingendomi stanco e impacciato.
La sua ombra mi sorpassa, altro errore stupido e da atleta agonisticamente inesperto, mostrandomi chiaramente il suo gesto ormai alla fine della energia.
Non aspettavo che questo e tiro via trenta o quaranta passi sparati, mentre dietro sento solo una parola “scheiße”!
Del tedesco allenato dal gran mogol non ci sarà più traccia per il resto della gara.

Meglio che i preparatori e gli allenatori vengano dall’agonismo vero, scelti da chi di agonismo vero ne sa qualcosa.
Di improvvisati è pieno il mondo.
Il Nordic Walking agonistico non è soltanto un gesto da istruttore, ma è esperienza, malizia e voglia di imparare dai più bravi e dai più esperti, senza pregiudizi, senza casacche, ma rubando ogni giorno una briciola di sapere con umiltà e senza supponenza.
Ogni volta.

Un chilometro all’arrivo; pare che anche stavolta, salvo decessi improvvisi sulla dirittura d’arrivo, sopravviverò.
Giù in fondo al discesone finale i migliori stanno già raccogliendo l’applauso; Dani, tanto per cambiare è prima, a neanche due mesi dall’inatteso intervento chirurgico e con meno di due settimane di allenamento alle spalle.
Decisamente la Dani è tornata.

Io invece innesco la quinta, ma quando mi faccio sotto al ragazzino davanti a me, che speravo di fare fuori in volata, lui si volta e mi guarda…
Il mio nipote più giovane gli sarebbe abbondantemente fratello maggiore e gli basta dare un po’ più di ATP ai suoi tonicissimi muscoli adolescenziali per farmi maramao e andarsi a prendere il posto che gli compete al traguardo.
Mi aspetterà con la mano tesa a dirmi bravo ed io altrettanto a lui.
Gli anni sono anni, inutile girarci intorno e di certo il ragazzino, mentre mi stringe la mano, si starà domandando cosa diavolo ci faccia un vecchione come me tre secondi dietro di lui.
Settimo io, prima la Dani. E’ andata bene.
Birra senza alcool (dicono) e festa per tutti.

Più che una gara è stata una rentrée in famiglia, con tutti gli amici avversari di sempre, in uno degli ambienti agonistici più belli e puliti che conosco.
Dani va sul podio, io batto le mani, unendomi all’ovazione della platea.
Alla sera i campioni locali, tra cui il campione del mondo, ci chiedono se l’indomani saremmo disposti ad allenarci insieme, per vederci all’opera senza l’assillo della gara; è un onore e il riconoscimento di un lavoro che dura da anni.
Vale più della classifica e dei premi; il riconoscimento alla tecnica ed alla professionalità che cerchiamo di esprimere e di mettere a disposizione dei nostri allievi da tanto tempo.

Chiudiamo il WE germanico allenandoci assieme a loro, una volta tanto non avversari, ma semplici appassionati, mentre qualche occhiata malandrina spia qualche nostro segreto.
Portiamo a casa tante lodi, tanta simpatia e nuovi bastoni super prestanti che da domani saranno da domare.

Alla prossima.