Campionati Europei 2016


Giorgio Rizzi


Siamo tornati dalla Germania, devastata da una alluvione che ha lasciato migliaia di persone senza casa e ha causato diversi morti.
Noi non abbiamo avuto problemi particolari, se non un viaggio lento e lungo a causa della pioggia davvero terribile, ma è stato difficile concentrarsi sulla gara, mentre a pochi chilometri c’erano persone che spalavano il fango dalle case e seppellivano i propri cari.

Poi abbiamo pensato che, in situazioni simili, la cosa migliore sia cercare di fare al meglio il proprio lavoro, per il bene di tutti, perché tutto possa continuare e si possa ricominciare a guardare in avanti.
Il nostro lavoro è insegnare il Nordic Walking e praticarlo a livello agonistico ufficiale internazionale; non servirà a spalare il fango, per carità, ma lo sport, quello vero, è da sempre uno strumento di fratellanza tra i popoli e Dio solo sa di quanta fratellanza avranno bisogno quelle popolazioni in questi giorni e quanta voglia di “normalità” starà affiorando nel loro animo.

Una normalità che anche il non rimandare un evento atteso per un anno intero dagli abitanti della zona, dai media e dagli atleti di tutta Europa avrebbe potuto contribuire a ricostruire.
E allora abbiamo trovato la forza di andare avanti, rimettendo la testa dentro l’evento agonistico, inforcando i bastoni e focalizzando l’attenzione, le emozioni, i sorrisi della gente e delle televisioni intorno alla nostra competizione, così popolare e così seguita in tutta la Mitteleuropa.

Il Campionato Europeo 2016 ha dimostrato una crescita tecnico-atletica del Nordic Walking Agonistico Ufficiale Internazionale a dire poco impressionante.
Venticinque uomini sotto l’ora nei diecimila metri e quindici donne sotto 1 ora e 05 minuti, raccontano dove è andato il Nordic Walking Agonistico.
Abbiamo visto ragazzine poco più che ventenni esprimersi su riscontri cronometrici che fino a un paio di anni fa erano di competenza di forse due o tre uomini al mondo.

I tempi della gara maschile sono impressionanti, ben oltre i limiti che qualcuno diceva essere insuperabili, appellandosi a presunte leggi della biomeccanica umana che la pratica ha puntualmente smentito.
Basti pensare che solo pochi anni fa c'era chi sosteneva che non si potesse neppure più parlare di Nordic Walking oltre i sei chilometri orari, perché si sarebbe sicuramente sfociati nella corsa, mentre oggi la competitività inizia oltre i nove chilometri l'ora per le donne, mentre gli uomini migliori al mondo marciano oltre gli undici chilometri orari.

Peraltro, persino gli osservatori più critici e più “di parte”, alcuni dei quali venuti da lontano apposta per spiarci e per non perdere eventualmente l’occasione di criticare, hanno dovuto riconoscere la perfezione tecnica dei migliori classificati, a testimonianza che senza tecnica e senza una visione internazionale di questo sport non si va da nessuna parte.
I "non tecnici", non hanno
neppure bisogno di istruttori criticatutto che li deridono, restando tuttavia a bordo pista; semplicemente arrivano dietro e perdono le gare.
Spiano i migliori e la volta dopo arrivano più efficaci, meglio impostati e più preparati, perché arrivare ultimo, ora della fine, non piace a nessuno.

Sempre di più il Nordic Walking Agonistico Ufficiale Internazionale si conferma quindi come la vera fucina della crescita e dello sviluppo tecnico del nostro sport, consentendo di comparare le diverse scuole europee e di aprire la mente oltre i limiti, spesso imposti dall'alto, della propria scuola o della propria ASD autoreferenziale.

I polacchi hanno portato una nazionale giovanissima e preparatissima: la vincitrice tra le donne ha 22 anni e del Nordic Walking “posturale” non sospetta neppure l’esistenza.
Per lei, come per tutti i giovani polacchi, il Nordic Walking è uno sport agonistico internazionale, il cui scopo è fermare un cronometro il prima possibile.

Con questi presupposti i giovani di lassù sono attratti a frotte dal nostro sport, mentre è molto più difficile indirizzare la gioventù verso il Nordic Walking parlando di salute e di benessere; grazie al cielo a vent’anni si scoppia di salute e a quella età si cerca il divertimento e la competizione.
Chi lo ha capito ha tanti ragazzi con i bastoni in mano, meno ragazzi a fare crocchio agli angoli delle strade con la sigaretta in bocca e meno ragazzi che si avviano verso sport dai quali provengono esempi di vita non sempre edificanti, tra le intemperanze di giovani campioni miliardari e il doping che impera.

Qualcuno invece continua ad ostinarsi a promuovere il Nordic Walking esclusivamente come strumento di benessere, oppure disperde le forze inventando formule di competizione che nulla hanno a che vedere con l’unico Nordic Walking Agonistico Ufficiale internazionale, contribuendo così ad affollare le scuole esclusivamente con allievi maturi, mentre i ragazzini prendono strade sportive diverse e per loro più divertenti e magari provano farsi dare un “aiutino” dall’allenatore per essere più competitivi, o per farsi venire la tartaruga e sperare che l'ultima coppa vinta, o quel retto addominale ipertonico, contribuiscano a fare capitolare la ragazzina di turno alla sera in discoteca.

La gara è stata assolutamente regolare, grazie agli sforzi degli organizzatori che hanno lavorato sodo per mantenere il terreno entro i limiti del regolamento, nonostante le piogge copiosissime.
Un pallido sole ha salutato la partenza della competizione e ha consentito agli elicotteri della televisione di fare il loro lavoro e portare la nostra immagine in giro per il continente.
Non è stato necessario guardare i cronometri: il rombo del motore di un elicottero che si levava in volo ha annunciato che mancavano pochi secondi al via e poi un BANG liberatorio ci ha lanciati sul tracciato.

Il giorno prima, durante le sedute di ricognizione del tracciato e di rifinitura tecnica ci eravamo dati un obiettivo preciso: mettere in pratica il Nordic Walking che sappiamo fare e con il quale avevamo già avuto riscontri cronometrici e tecnici soddisfacenti in altri palcoscenici europei.
Nessuna improvvisazione ed il meno emozione possibile.
Soltanto un passo dietro l’altro, una logica visione della gara e nessun timore reverenziale.

Obiettivo dichiarato, mettere Daniela, campionessa europea uscente, sul podio, Raffaella, tecnica sopraffina ma ancora gravata dall’emozione e dalla ridotta esperienza agonistica, nei dieci e Giorgio, alle prese con gli anni che si contano a troppe decine, nei quindici.
Obiettivi ambiziosi guardandosi intorno nel parterre della partenza, circondati da giovani, tutti belli, tutti alti, tutti tonici.
Obiettivi ambiziosi, ma obiettivi raggiunti.

Daniela, medaglia d’argento, ha confermato la sua classe e si avvia a divenire una vera "icona" di questo sport, essendo tra le pochissime Signore al mondo a reggere alla pressione delle giovanissime.
Raffaella è arrivata settima, ricevendo ancora una volta tante lodi per la tecnica dimostrata.
Giorgio ha portato i suoi capelli bianchi al dodicesimo posto, resistendo a tanti ragazzini giovani e fisicamente prestanti.

Tutti e tre abbiamo polverizzato i nostri personal best sui 10.000 metri e abbiamo migliorato, in termini di diversi minuti, i tempi ottenuti lo scorso anno sullo stesso tracciato.
Questo dimostra che il lavoro tecnico, se ben fatto, paga sempre; gli anni passano, ma noi ci siamo ancora e anche stavolta abbiamo imparato tanto, abbiamo insegnato qualcosa e abbiamo tanto di nuovo da offrire a chi ci vuole seguire nel nostro campo scuola.

Noi non siamo i migliori, non siamo “quelli giusti”, non siamo i primi, non siamo “gli unici autorizzati”; siamo solo persone che lavorano con serietà e si mettono in discussione ogni giorno, perché da chi è “diverso” si può imparare.
Censurare è più facile ma non porta da nessuna parte, a meno che non si sia convinti di essere gli unici sulla strada giusta.

Gli amici sanno dove trovarci.
A presto.